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L’ultima opera letteraria prende spunto dal famoso promontorio di Valle Santa Felicita, il Cavallo. L’omonimo sentiero oggi è meta di escursionisti e appassionati di corsa in salita, ma un tempo era frequentato dai contadini della pianura per fienagione e legna. Tra questi i famosi “pana e storti” di Romano ai quali Frison dedica un intero capitolo attraverso un minuzioso lavoro di ricerca.
Il romanzo ha per protagonisti un vecchio e un giovane: il primo rappresenta la civiltà contadina mentre il mondo dei runners corre sulle gambe del ragazzo. A far da contorno ci sono descrizioni sulla flora riprese dai libri del prof. Giambattista Lazzarotto, un paio di poesie del “romanotto Angelo Farronato dei dori” e la descrizione del sacello alla Madonna del Buon Consiglio, la cui ristrutturazione compirà 100 anni nel 2022. Pietre dalla forma particolare, pana e storti, emigranti, polenta e formaggio, runners e altro ancora si fondono in una singolare avventura ispirata da un fatto realmente accaduto l’anno scorso e l’incredibile storia di due fratelli. Il libro, edito da Effe2 Edizioni, è composto da 170 pagine.
Un libro, una montagna, tre storie. Una pubblicazione scritta da Roberto Popi Frison che poggia sull'emozione del primo racconto, la paura dei nonni nel secondo e la consapevolezza degli animali nell'ultimo.
Un turbinio di situazioni grazie alle quali si valorizzano la storia locale, l'identità, il territorio e il patrimonio immateriale veneto.
Un Grappa da favola è figlio di due spettacoli teatrali in lingua veneta inscenati grazie alle ricerche dell'autore/regista Roberto Popi Frison. È anche il frutto di storie vere cui lo scrittore si è ispirato per trasmettere il sentimento delle cose.
Tre storie per tre siti particolari del Monte Grappa: la fossa a forma di cuore nella Val del Poise, la fontana nella Val della Pia e il Sasso del Sgir lungo la Valle San Lorenzo.
HANNO SCRITTO DI ME
L’avventura inizia di fronte all’affresco della Birreria di Pedavena (BL), dove l’artista Walter Resentera dipinse dieci leggende dei Monti Pallidi. “La Rajetta rubata” è un viaggio da sogno, un romanzo composto da testo per quanto riguarda l’avventura, e fumetti per la parte delle leggende. Con una mappa utile per ricostruire i movimenti dei protagonisti.
HANNO SCRITTO DI ME
Il Tiranno Ezzelino III, signore Da Romano, è ritornato! Il suo fantasma diventa protagonista in un’avvincente avventura tra storia, leggende e misteri nel nord est italico, oggi regione Veneto.
Frà Tilio, un frate che vive da asceta nel grande covolo di Camposilvano della Lessinia, sottrae il Libro del Comando (detto anche di Pietro d’Abano) dalla casa delle fade per portarlo al vescovo e metterlo al rogo assieme alle altre copie. Durante il tragitto, preso dai sensi di colpa, cambia idea e nasconde il manoscritto sotto il castello di Montorio Veronese. L'estense Aldobrandino ne viene in possesso, ma per acquisirne tutti i poteri deve compiere il rito esoterico nell'altare massimo del nord est italico: l'Altarknotto, un'enorme pietra dell'Altopiano dei Sette Comuni. Per contrastarlo vengono chiamati in causa Jacopo da Carrara e Cangrande. Il primo si rivolge all’autore del magico Libro del Potere tenuto prigioniero a Padova. Pietro d’Abano, accetta di venire in soccorso ed evoca il fantasma di Ezzelino III il Tiranno. Quest’ultimo organizza un esercito di umani e figure dell'Altro Regno. L'estense e il Tiranno si affrontano in una incredibile battaglia allo sbocco della Valle dell’Astico, con uomini e figure della favolistica popolare come orchi, streghe, fade, anguane, uomini coccodrillo, salbanei, nani e draghi. Due comandanti, due eserciti: l’Alleanza Papale contro il Patto Oscuro.
Un romanzo scritto nel rispetto della storia e della tradizione orale, un romanzo in cui si riscoprono luoghi e ritualità del Veneto.
HANNO SCRITTO DI ME
Ascoltare le storie laddove presero vita e viverle immersi nel silenzio della natura, accompagnati solamente dal ronzio dei raggi delle ruote che fendono l’aria della ciclovia del Brenta: LEGGENDE IN BICICLETTA ci svela un percorso inedito e ci racconta di un Trentino e di un Veneto arcaici, antichi come antica è la bellezza delle valli e delle montagne, che l’uomo si illude di possedere e che invece varca i secoli.
E se le leggende sono lo specchio della realtà, allora anche i salbanełi, le fade, gli spettri e i segni visibili e invisibili disseminati lungo il cammino delle nostre vite raccontano il nostro presente, il nostro essere uomini e donne provenienti da un passato antichissimo, e il nostro divenire verso una coscienza diversa, nuova, proiettata al domani ma cosciente di ciò che è stata.
Una ricchezza che si fa memoria; una memoria che si fa identità: identità di un luogo, di una comunità, di un individuo. Identità che si trasforma nuovamente in ricchezza e che ci permette, senza timori, di aprirci alle ricchezze altrui; di far sapere loro cosa siamo stati, e cosa siamo. Di imparare ogni giorno da altre storie, altri luoghi, altri specchi di realtà diverse, che assieme formano quell’incredibile mosaico che chiamiamo umanità.
Buona pedalata, e buona scoperta.
Alberto Toso Fei
Una vecchia con la pipa torna nel suo paese natale. Si chiama Caterina Baggio, per tutti Catina Baja.
Nella vita ha dovuto affrontare mille difficoltà, sempre con dignità e grande personalità. La prova eclatante del suo carattere fermo e risoluto sta nell’aver decido di mettere comunque al mondo un figlio, e crescerlo, sebbene ragazza madre. Lo ha allevato facendo i mestieri più duri, anche alzando sacchi di cemento, perché per lei il diritto alla vita era un valore assoluto.
Nel suo viaggio Catina incontra il fantasma di Ezzelino, i sanguanei, le anguane e il serpente galletto, figure della favolistica popolare che infestano il Monte Grappa. Una volta in paese torna a salutare gli amici nell’osteria dove si ritrovano sempre all’imbrunire, infine riparte soddisfatta della sua visita in terra natale.
Il racconto, attraverso l’avventura della vecchia con la pipa, approfondisce la tradizione orale veneta in tema di esseri mitici appartenenti all’acqua, al vento e alla terra.
In appendice al libro c’è un breve saggio del prof. Simone Cavallin sulle figure della favolistica popolare locale
Viveva nel Regno Destro ciò che viveva nel confinante Regno Sinistro.
C’era un Re, e accanto a lui la sua amata Regina, con la quale aveva avuto due Figli.
Ogni Regno era costituito da due piani, ognuno controllato da una Guardia che, oltre a mantener l’ordine, doveva proteggere il rispettivo tempio del Dio Sole Nascente. Dentro all’edificio sacro, gli antichi avevano creato un athanor, un forno per riti alchemici che conferivano poteri magici agli amuleti creati.
Poi c’era anche una foresta abitata da curiosi animali: il Cane d’Oriente, che s’aggirava spesso nei pressi del tempio, le Gazzelle Siamesi, inseparabili animali maschio e femmina che amavano saltellare abbracciate. Inoltre c’era il Felino Egizio, dalle fusa facili e che giocava di frequente col cane d’oriente. E poi c’era lei, la creatura più bella del regno, elegante, dalle movenze ammalianti cui era difficile resistere: la Mantide Arborea.
Inizia così il racconto della “Leggenda del Regno dei Denti”, una storia che prende spunto dalla forma dei denti umani, supportata dai disegni di Filippo Lessio che traduce in elemento grafico stilizzato le idee dell’autore della leggenda.
Con questa breve opera lo scrittore mette in risalto il valore d’insieme dei denti, declinando poi lo stesso concetto anche negli ambienti di lavoro, dove la valorizzazione dei singoli soggetti di un team di lavoro forma l’anima collettiva.